Un tratto della Selva antica dove due file di statue consumate dal tempo accompagnano il cammino. Il nome viene dai loro volti, che nessuno riesce più a distinguere.

Il luogo

Avvicinandosi al Passo la Selva cambia senza dare nell’occhio. Gli alberi si fanno più distanziati, come se qualcosa rendesse difficile mettere radici profonde. Poi compaiono le statue, o quello che ne rimane: monconi e frammenti caduti a terra di figure di pietra alte più di un uomo, disposte lungo due file regolari. I rampicanti ne coprono spesso la base, ma nessuno risale lungo la pietra.

Le due file convergono verso un punto preciso: un tratto di terreno leggermente avvallato e spoglio, dove non cresce nemmeno l’erba.

Le statue somigliano a quelle della sala di pietra nella grotta dei goblin: figure in piedi, vesti simili, volti anonimi.

La statua di Essilor

Il 10 Vespero 1327 il gruppo ha attraversato il Passo. Una delle statue aveva retto al tempo meglio delle altre: integra, per quanto consumata, con il volto ormai irriconoscibile. Essilor l’aveva già vista in sogno, e nel sogno quella figura lo chiamava a sé.

Quando l’ha toccata ha avuto una visione, raccontata in La presenza oscura. Al risveglio la statua si è sgretolata, ridotta a polvere e frammenti spenti. Al suo posto, nella fila, resta un vuoto.