26 Vespero, 1327

Il ragno giace immobile sul pavimento della tana, le zampe rattrappite. L’odore acre del veleno si mescola all’umidità della pietra, e il silenzio che segue il combattimento è quasi fisico. Atnussa e il gruppo si riuniscono e trovano la tana del ragno. Tra i resti attorcigliati di seta e ossa, Maxine trova i resti di un umanoide di bassa statura, insieme un taccuino di pelle con annotazioni in nanico e una ascia di ottima fattura, robusta e ben bilanciata.

Il gruppo riesce poi ad attraversare il crepaccio lavorando in squadra. Risalgono un tunnel fino ad arrivare ad una grotta naturale. Nnel mezzo della grotta, tra rami spezzati e pelo, due cuccioli goffi e tondi. Prima che il gruppo possa avvicinarsi, qualcosa atterra tra loro e il nido con un colpo sordo. Grande quanto un orso, il corpo coperto di piume marroni, la testa di un gufo, gli occhi gialli e immobili. Un verso basso, continuo, come un avvertimento. Maxine usa i sui poteri per parlarle e convincerli a di non essere una minaccia per i suoi cuccioli. La madre ascolta. Alla fine, si fa da parte.

27 Vespero, 1327

Il gruppo emerge dalla miniera con la prima luce dell’alba, dall’uscita naturale sul versante opposto. La pioggia è finita. I Denti del Nord li guardano nella luce grigia del mattino. Il sentiero nanico è dall’altra parte del rilievo — bisogna tornare indietro.

Kai non c’è. Il gufo era rimasto fuori dall’ingresso della grotta. Maxine chiama, aspetta, esplora i dintorni. Niente. Il gruppo riprende il cammino per Rocciafonda.

Nel pomeriggio, un lupo solitario li segue a distanza prudente — mai troppo vicino, mai minaccioso. Poi scompare nel bosco senza motivo apparente.

28 Vespero, 1327

Il cammino continua tra rocce e silenzio.

29 Vespero, 1327

Una lieve nevicata è il preludio a qualcosa di molto peggio. Sul sentiero, il gruppo incontra un nano, accerchiato da un branco di lupi feroci. Il tempo stringe. Si lanciano in suo aiuto, ma non basta. Prima che riescano a spezzare il cerchio, i lupi raggiungono atterrano il nano. Lo scontro continua, durissimo — sia Atnussa che Maxine perdono i sensi nel corso del combattimento. Alla fine rimane in piedi solo Essilor. È in quel momento, mentre cerca di radunare le ultime forze per lanciare un incantesimo, che la sua mano stringe d’istinto il ciondolo di pietra nera che porta al collo. Qualcosa risponde al suo tocco. L’incantesimo fluisce attraverso la pietra come acqua attraverso un canale aperto da sempre, aspettando solo qualcuno che lo trovasse.

Essilor riesce in estremis ad uccidere i lupi rimanenti. Lui è allo stremo, le sue compagne ancora prive di sensi.